Con l’approvazione definitiva del Parlamento, il decreto sulla sicurezza sul lavoro è diventato legge dello Stato.
Un provvedimento atteso da mesi che non introduce una rivoluzione normativa, ma segna un cambio di passo chiaro: più controlli, meno tolleranza e maggiore attenzione all’applicazione concreta delle regole già esistenti. Negli ultimi mesi molte aziende ci stanno facendo la stessa domanda:
“Con il nuovo decreto sicurezza, dobbiamo fare qualcosa di diverso?”
La risposta è sì. Ma non per il motivo che molti pensano.
Per le aziende, il rischio non è tanto “non conoscere la norma”, quanto scoprire di non essere pienamente conformi durante un’ispezione.
Il decreto è già in vigore: perché non è una “novità futura”
Uno degli equivoci più diffusi è pensare che il decreto produrrà effetti solo in avanti. In realtà:
- molte disposizioni sono già operative;
- altre entreranno a regime nel 2026;
- i controlli sono aumentati progressivamente già nel 2025.
Le novità che impattano davvero le aziende
Il decreto interviene su più fronti, ma alcune misure hanno un impatto diretto sulla gestione quotidiana della sicurezza:
- Formazione obbligatoria entro 30 giorni dall’assunzione; in particolare nei settori di somministrazione di alimenti e bevande, turismo e ristorazione,
- Maggiore attenzione a subappalti e catene di fornitura; l’Ispettorato Nazionale del Lavoro darà priorità alle verifiche nelle imprese in subappalto,
- Tracciabilità dei lavoratori; introduzione dell’obbligo di tessera di riconoscimento con sistemi anticontraffazione, soprattutto nei cantieri,
- Rafforzamento dei controlli; più personale INAIL e più Carabinieri dedicati alla vigilanza su lavoro, previdenza e sicurezza.
Le 5 situazioni più a rischio contestazione
Nella pratica, le irregolarità che emergeranno più spesso non saranno “clamorose”, ma ricorrenti:
- Lavoratori formalmente formati ma fuori tempo;
- Attestati non coerenti con la mansione realmente svolta;
- Subappalti senza verifica documentale preventiva;
- Medico competente gestito come semplice obbligo burocratico;
- Uno degli errori più comuni per le aziende è essere convinte di essere a posto da anni senza verifiche aggiornate.
Il 2026 sarà l’anno dei controlli?
Il decreto non punta solo su nuove regole, ma su capacità di vigilanza. Di conseguenza vedremo un aumento degli ispettori, più controlli mirati sui settori più esposti e incrocio di dati tra enti.
Il risultato? Meno controlli casuali, più controlli mirati.
Chi è disallineato rischia di emergere rapidamente.
Cosa può fare oggi un’azienda
Per ridurre il rischio, le azioni utili sono concrete e preventive:
- verificare le scadenze formative di tutti i lavoratori;
- allineare DVR, mansioni e percorsi formativi;
- pianificare la formazione dei nuovi assunti nei primi 30 giorni;
- effettuare un audit documentale prima dei controlli.
Agire oggi significa evitare contestazioni domani.
Una verifica preventiva della formazione e della documentazione di sicurezza permette di individuare criticità prima che emergano durante un controllo. Richiedi una consulenza
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